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La "Ferrovia delle Gavette" (Binario Industriale della Val Bisagno)

Le esigenze della vallata

 

Fin dall’inizio del 1800 la Val Bisagno era nota in tutta la città per la sua fiorente agricoltura (ancora oggi i fruttivendoli sono detti bisagnini) ed anche per i numerosi marmisti che lavoravano per il cimitero monumentale di Staglieno.
Il Comune di Genova aveva grandi progetti per la vallata, ritenuta di interesse strategico per lo sviluppo economico della città, e nel giro di poco tempo furono realizzate importanti opere pubbliche, quali il mercato generale ortofrutticolo, lo stadio comunale, le officine per la produzione del gas ed i nuovi mattatoi. Questi importanti impianti avevano però necessità di un comodo ed efficiente sistema di trasporto, considerate le ingenti quantità di merci che venivano quotidianamente movimentate.
Venne pertanto progettato e successivamente realizzato un tronco di linea ferroviaria, denominato Binario Industriale della Val Bisagno, che, partendo dallo scalo FS di Terralba, raggiungeva i nuovi macelli comunali, per una lunghezza complessiva di quasi 5 km; i lavori di realizzazione vennero appaltati nel febbraio del 1925.

 

Il tracciato

 

Il binario si staccava dallo scalo merci di Terralba, in prossimità di Piazza Giusti, si immetteva nell’asse di Corso Sardegna, lungo il quale erano ubicati i mercati ortofrutticoli generali, piegava quindi verso sinistra immettendosi nella Via Cagliari, raggiungeva la Piazza Carloforte e proseguiva nella Via del Piano, costeggiando stadio comunale e carceri.

Quindi risaliva la sponda sinistra del torrente Bisagno, dove era raccordata a numerosi stabilimenti, ed, alla progressiva 3+700, si allargava sulla destra per poi incrociare nuovamente il binario principale ed attraversare trasversalmente il torrente in corrispondenza dell’attuale passerella pedonale prospiciente le Officine del gas delle Gavette, ove esisteva un ponte in cemento armato (Ponte G. Veronelli) andato distrutto durante l’alluvione del 1993; oltrepassato il ponte la linea si immetteva direttamente all’interno delle Officine del Gas, intersecando a raso la tranvia UITE (Unione Italiana Tramvie Elettriche) della linea 12, Genova - Prato.
Solo successivamente le linea fu ultimata in sponda sinistra sino ad arrivare ai nuovi macelli comunali ubicati in località Ca de’Pitta.

 

La gestione del traffico

 

La gestione della linea ferrata era affidata al Comune attraverso la propria Azienda Municipalizzata Gas e Acqua (A.M.G.A.), che disponeva di tre vaporiere di costruzione Breda e, successivamente, anche di un locomotore diesel a tre assi tipo Jung R42c, mentre i vagoni erano di proprietà delle FS, che li metteva a disposizione del Comune.

Il convoglio era scortato da un manovratore a terra, munito di bandierina rossa, e, normalmente, anche da un vigile urbano ciclista o motociclista che aveva il compito di fermare il traffico; erano di particolare effetto scenografico le poderose tirate dei carri carichi di carbone fossile destinate alle Officine Gas delle Gavette per la produzione del cosiddetto gas di città.

 

Ferrovia storica